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mercoledì, 14 maggio 2008 2 settimane ![]() Mi sono dato due settimane di tempo per decidere cosa fare della mia vita. Posso continuare quella attuale, con contratto a tempo indeterminato, un lavoro migliore di tanti altri e una vita sociale pressoché nulla (è così che si diventa critici televisivi). Oppure mettere tutte le mie fiches sul tavolo e rischiare, nella speranza di non ritrovarmi nei panni di un Ben Affleck che dormiva sul divano di Matt Damon perché le cose non giravano. lunedì, 05 maggio 2008 Tutta colpa dei mezzi di informazione I recenti risultati elettorali? Colpa dei mezzi di informazione. Il revisionismo storico degli ultimi vent’anni? Colpa dei mezzi di informazione. L’ingerenza del Vaticano? Colpa dei mezzi di informazione. La colpa è sempre loro, mai nostra. Noi non possiamo fare altro che fidarci di ciò che ci viene detto perché questo è il periodo storico dell’informazione. Non abbiamo alternative. I mass media condizionano di continuo il nostro pensiero e noi siamo impotenti davanti a un fuoco incrociato. Dobbiamo per forza piegarci e assimilare.Affermazione inconfutabile se il mondo fosse ripartito da zero nel 1990 non trovando traccia alcuna della storia dell’umanità. Dato che così non è, questa è solo una posizione pigra e, per quanto mi riguarda, piuttosto irritante. I retori, i comunicatori, i cronisti, gli storici esistono da sempre con l’intento di condizionare l’opinione pubblica a proprio vantaggio o di qualcun altro per cui si adoperano. Persuadere la gente a fare o non fare qualcosa fa parte della natura umana. E’ un fatto imprescindibile, perché da soli si riesce a fare ben poco. Serve dunque qualcuno che convinca le masse a seguire quell’idea. A ritenerla giusta. L’unica salvezza, allora come oggi, è un po’ di sano senso critico. Forse l’unica differenza con il passato è che oggi è più comodo dimenticarsi di averlo, il senso critico. mercoledì, 26 marzo 2008 Il Prime Time è Critico – 23/29 marzo Stranamore è un programma in cui ogni momento è telefonato. Ci si commuove sinceramente solo per Gaia de Laurentiis. ![]() Succo telefona alla Direttrice «Risponde la segreteria telefonica di Laura Carcano. Lasciate un messaggio dopo il bip. Se sei Succo, scrivimi un pezzo su Stranamore». Stranamore (Rete 4 – 21.10) Stranamore è un reality dalle dinamiche tremendamente prevedibili. Tutto si sussegue secondo una logica assai banale, che lascia poco spazio all’effetto sorpresa. La sensazione è quella di vedere la replica di un programma già visto. Il programma condotto da Emanuela Folliero ruota intorno al tentativo di un innamorato di riconquistare la partner attraverso il mezzo televisivo. L’ennesima conferma che il mezzo, se televisivo, è più importante del contenuto… I partecipanti mancano di chiarezza espositiva e di abilità nell’argomentare, ma in compenso abbondano di capienti bacini lacrimali che non esitano a vuotare per convincere il pubblico della loro sofferenza interiore. Mentre lo sfortunato innamorato piange copiosamente dal riquadrino in basso a destra, la partner guarda con aria annoiata il videomessaggio quasi a far intendere che a lei, di quella persona, non interessa più nulla, ricordando a noi tutti quanto ci sembrino ridicole le persone innamorate quando noi non lo siamo più. O almeno così sembra fino all’apertura della porta di Cologno Monzese, che grazie a “l’effetto Stranamore” risolve tutto come per magia. Riguardo gli inviati: Paolo Brosio è perfetto per Stranamore, tanto che lo si vedrebbe più nei panni del partecipante che dell’inviato. Marco Balestri, forse per il suo sorrisino beffardo o per il suo passato come autore di Scherzi a parte, risulta poco credibile nel ruolo dell’inviato empatico. Si soffre invece veramente nel vedere Gaia de Laurentiis vestire gli stessi panni pur di lavorare e ci si augura le venga presto offerto un ruolo più adeguato alle sue capacità. Il Commissario Montalbano (Rai Uno – 21.10) Ho letto il libro. X-Factor (Rai Due – 21.10) Pochi spettatori, ma tutti laureati e benestanti. Ballarò (Rai Tre – 21.10) Aspettando Berlusconi. Carabinieri 7 (Canale 5 – 21.10) Una parte non la si rifiuta a nessuno. Buona la prima (Italia 1 – 21.10) Con Anna Falchi ospite, si trasforma in “Bona la prima!” S.O.S. Tata (La7 – 21.10) Quando la televisione non basta a tenere a freno i pupi. venerdì, 14 marzo 2008 Succo, dica 33!
mercoledì, 12 marzo 2008 Non me ne frego Ieri mi è stato finalmente di nuovo chiaro perché ad aprile devo votare. Lo scorso mese, dopo le continue dichiarazioni buoniste e cerchiobottiste di Veltroni e l’assenza di un partito che mi rappresenti in qualche modo, avevo deciso che mi sarei astenuto dal voto. Inutili i tentativi di convincimento promossi dai miei amici più cari. Tentativi deboli, perché in fondo, anche loro non sanno bene che pesci pigliare. Ma ieri lo scenario è radicalmente mutato. Il Cavaliere ha candidato tra le fila del PDL Giuseppe Ciarrapico, fiero fascista del nuovo millennio (l’apologia del fascismo non era un reato?), e ne ha giustificato la candidatura affermando che “Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo”. Il Berlusconi degli ultimi mesi era debole, triste, perfino dimesso nelle sue dichiarazioni. Ora è tornato il Cavaliere che tutti ben conosciamo. Quello arrogante dei conflitti di interesse, quello che le tasse è giusto non pagarle, quello che le regole non esistono e se esitono si possono personalizzare, quello nostalgico di Mussolini e della camicia nera, la sua nuova divisa informale. Il mio voto di aprile sarà per la seconda volta di seguito un voto contro e non a favore, ma sarò lieto di dare il mio contributo. venerdì, 07 marzo 2008 Il Prime Time è Critico – Speciale Amici Questa edizione di Amici si può riassumere in una frase: un cotechino con le cosce da calciatore può fare la ballerina?La Direttrice fa uno squillino a Succo. Succo la richiama. «Lo sai che siamo nel 2008 e che non abbiamo 15 anni, vero?» «Francesco, non è il momento di fare battute sceme. E’ accaduta una tragedia! Anzi, accadrà una tragedia!» «Oddio! Che cosa è successo?» «A Patrick Swayze restano soltanto 5 settimane di vita» «Quello di Point Break?» «Blasfemo! Patrick Swayze è quello di Dirty Dancing» «Dirty Dancing? Mi ricorda qualcosa legato ai tempi del ginnasio, ma poca roba» «Come fai a non conoscere il film di formazione della nostra generazione?» «Non lo so, ma era tanto che non mi sentivo così etero. La fonte? Dove hai letto la notizia?» «La fonte? Io ti dico che Patrick morirà tra cinque settimane e tu mi chiedi la fonte?» «La fonte» «L’ho letto sull’Enquirer» «Ok, allora puoi pure chiamare il Dr House» Amici è un programma meravigliosamente scritto. E’ puro intrattenimento. Si comincia a guardarlo con quel distacco che è proprio a Natalia Aspesi e dopo soli cinque minuti, senza rendersene conto, ci si trova a fare il tifo per i blu o per i bianchi. Ogni elemento del programma è studiato per dividere il pubblico. Il programma ruota intorno a due squadre di ragazzi che si sfidano in gare di canto, ballo e recitazione - quest’ultima per la verità è scomparsa quasi subito con l’eliminazione degli attori – e già questo sarebbe sufficiente a creare una spaccatura nel pubblico. Ma qui stiamo parlando di Maria De Filippi, una che quella spaccatura la trasforma nel Gran Canyon della prima serata. La danza degli ascolti record inizia con gli insegnanti che giudicano l’esibizione, per passare al pubblico a casa che inspiegabilmente decreta quasi sempre vincitrice la performance peggiore, agli RVM che con puntualità svizzera mostrano i ragazzi delle due squadre che si sfottono durante la settimana, per concludere con gli stessi che discutono dai due estremi dello studio. Ma il vero colpo di genio di questa edizione è la divisione in squadre degli insegnanti. Insegnanti che criticano le performance degli allievi altrui e che non si tirano indietro quando si tratta di alzare il livello della polemica e dello scontro dialettico con i colleghi. La divisione che si crea in studio e a casa è quella tra Sognatori/Buonisti e Cinici/Realisti. I primi rappresentati da Garrison Rochelle e Steve La Chance, i secondi da Alessandra Celentano e George Iancu. Moderno versus Classico. L’oggetto della diatriba di quest’anno si può riassumere nella seguente frase: un cotechino con le cosce da calciatore può fare la ballerina? I Sognatori/Buonisti sostengono che tutti possono diventare quello che vogliono nella vita. Un’affermazione che vacilla quando si guardano Giulia e Susy - i cotechini in questione – ballare vestite di bianco (gli autori sono perfidi, non è certo una novità). I Cinici/Realisti sostengono invece che ci sono delle discipline per le quali serve anche una predisposizione naturale e che l’impegno e la motivazione non sono sufficienti a raggiungere il risultato. Chi abbia ragione non lo si scoprirà nemmeno al termine di questa edizione, è invece facile intuire da che parte stia una generazione di donne cresciuta con la certezza che «Nessuno può mettere Baby in un angolo». domenica, 02 marzo 2008 Partito Democratico: è fatta! Sembra che gli slogan del PD stiano diventando giorno dopo giorno una realtà e che quel “Si può fare” sia profetico. Un Walter Veltroni molto ottimista oggi ha ammesso di cominciare a pensare di poter vincere. Ecco i motivi che condurranno Veltroni alla vittoria elettorale.Manifesti elettorali. L’attuale campagna di affissioni elettorali del Popolo Della Libertà è un buco nell’acqua. La campagna di Berlusconi, com’era facilmente prevedibile, è orientata contro la sinistra: “La sinistra ha messo il paese in ginocchio. Rialzati Italia”. Messaggio efficace per uno spot del Viagra o se si fosse ricandidato Prodi, ma del tutto inutile con Veltroni e il suo PD. Veltroni ha infatti posizionato il suo PD al centro(destra), lasciando il Cavaliere senza un vero antagonista (No, la Sinistra Arcobaleno non è un antagonista). I consulenti di comunicazione di Berlusconi lo hanno informato che ogni tentativo di attacco contro Veltroni è inutile, perché sarebbe come attaccare sé stesso. Gli hanno dunque suggerito di impostare la campagna affissioni su delle proposte allettanti e populiste, facendo però attenzione che non le abbia già usate Veltroni. La strategia del centro allargato. Facendo appello alla sua esperienza come sindaco della città di Roma, Walter Veltroni ha deciso di ampliare il centro politico italiano. Un po’ alla volta si sta allargando sia a destra sia a sinistra fino a raggiungere i limiti del Grande Raccordo Politico, linea di confine tra il centro e la periferia politica italiana. La sua speranza, da buon filo-americano, è che arrivi un’alluvione in stile New Orleans, che cancelli i quartieri periferici e le loro case popolari. Partito Democratico. Il Partito Democratico è il partito del popolo italiano, di tutto il popolo italiano. Veltroni non vuole sentir parlare di destra e sinistra, di classi sociali o di divisioni di qualsiasi tipo e per dimostrarlo candida nello stesso partito imprenditori e lavoratori precari, abortisti e anti-abortisti, proprietari di fabbriche e operai infortunati, evasori fiscali e agenti della guardia di finanza, centri sociali e naziskin, guerrafondai e pacifisti, direttori marketing e operatori di call center, designer Ikea e clienti Ikea, giovani e vecchi, grassi e magri, belli e brutti, amanti del panettone e amanti del pandoro. L’Università dell’Oklahoma ha calcolato che di questo passo entro il 12 marzo 2008 tutti gli italiani saranno candidati del PD. Compreso Silvio Berlusconi. venerdì, 29 febbraio 2008 Vaticano Se vi dicessero che, nel mezzo di Roma, esiste uno stato indipendente racchiuso tra una tintoria di Borgo Pio e una fermata d'autobus della via Gregoriana, pensereste a uno scherzo. Invece è vero. Si tratta di una monarchia assoluta il cui reggente, che si fa chiamare 'Papa', sostiene di essere nominato dallo Spirito Santo e ha lo stesso sarto di Paolo Poli. Michele Serra - L'Espresso lunedì, 25 febbraio 2008 Il Prime Time è Critico – 18 / 24 febbraio La Direttrice contatta Succo su gtalk“Mi scrivi qualcosa sul Prime Time del sabato sera?” “A parte quelli dell’Auditel che lasciano acceso l’apparecchio prima di uscire, esiste davvero qualcuno che guarda la tele il sabato sera?” “Non lo so e non mi interessa” “D’accordo, ci provo” Ma chi ce lo doveva dire? (Canale 5 – 21.15) Dopo Zelig, Zelig off, Colorado cafè i telespettatori sentono ancora la necessità di vedere dei comici in televisione? A Canale 5 ne sembrano convinti tanto da riproporre in prima serata uno spettacolo di due ore incentrato sul duo siciliano Ficarra & Picone, già andato in onda il 25 novembre 2005. Lo svolgimento è quello teatrale che ben conosciamo. Se vi piacciono i due comici siciliani, vi sarete divertiti, altrimenti avrete cambiato canale dopo circa 20 secondi. Tra i vari ospiti del programma anche i calciatori Materazzi e Gattuso. Una presenza che conferma come gli sportivi in televisione debbano limitarsi allo sport o agli spot. Sono rigidi, impacciati e per funzionare avrebbero bisogno che i protagonisti della trasmissione facessero loro da spalla. Non accade. Positiva invece la presenza di Gaia Bermani Amaral, carina, simpatica e perfettamente a suo agio sul palco nel ruolo di “gnocca con testa” come finora avevamo visto soltanto Vanessa Incontrada. Cold case (Rai Due – 21.10) Cold case è una di quelle serie ben fatte che ti tengono incollato al televisore. La fotografia è meravigliosa, i personaggi sono ben strutturati e i dialoghi funzionano. Le vicende ruotano attorno a una divisione della polizia di Philadelphia che si occupa di casi irrisolti (cold case). Si parte dal fatto, realizzato con la tecnologia audiovisiva del periodo storico in cui si svolge, per poi ricostruire attraverso le indagini, ma soprattutto gli interrogatori, che cosa è accaduto e giungere quindi alla risoluzione del caso. La ricostruzione dei fatti funziona benissimo. Gli sceneggiatori ci portano per mano a conoscere i protagonisti della storia e fino all’ultimo è impossibile intuire chi sia il colpevole. E non farà differenza se suonate il violino e fumate la pipa, perché l’intreccio narrativo è molto ben studiato. Che tempo che fa (Rai Tre – 20.10) Tutti conosciamo le qualità del talk show condotto da Fabio Fazio: ospiti esclusivi, esilaranti intermezzi comici e un buon ritmo di conduzione. Ingredienti che vengono premiati con degli ottimi ascolti (16 % di share). Il programma ha però un difetto che in cinque anni di vita non ha mai corretto e riguarda gli ospiti stranieri. Gli autori si intestardiscono nel voler fare battute o giocare sui doppi sensi quando i cinque secondi di ritardo necessari alla traduzione simultanea sbriciolano ogni tempo comico. Nella migliore delle ipotesi la battuta cade nel nulla con un certo imbarazzo da parte dell’intervistato, nella peggiore quest’ultimo sembra un deficiente quando no lo è. E ogni volta che faccio questa affermazione mi tornano in mente due interviste: Henry Winkler (Fonzie) e Matt Dillon. Fabio (Fazio) e Michele (Serra) vi prego, basta battute con gli ospiti stranieri oppure registrate le interviste in inglese e mandatele in onda sottotitolate in italiano. Grazie. lunedì, 18 febbraio 2008 Salviamo la cheerleader La cheerleader è una figura definita nella nostra mente, nonostante non ne abbiamo mai incrociata una in vita nostra. Il merito va alle centinaia di film e serie televisive americane che dalla nostra nascita ci hanno accompagnato. In questo momento, poi, se ne ritorna a parlare grazie alla serie Heroes che vede una cheerleader, Hayden Panettiere, tra i suoi protagonisti. Ma chi sono le cheerleader? Come si diventa cheerleader? E sono vere le cose che vediamo nei film che le riguardano?Durante un soggiorno a Las Vegas mi sono intrattenuto con una di loro, Porsha Revesz, 28 anni, e ne è uscita una chiarificante intervista. Porsha, tu sei stata una cheerleader? Sì, sono stata una cheerleader della Clark High School di Las Vegas dal 1994 al 1997 e mi hanno confermata in tutte e tre le selezioni. Come sarebbe a dire tre selezioni? Non c’è un solo provino per diventare cheerleader? Almeno questo è quello che si capisce nei film e telefilm che vediamo in Italia. Partiamo dall’inizio. Innanzitutto devi sapere che in una high school esistono tre squadre di cheerleader: una freshman, una sophomore e una junior-senior che corrispondono rispettivamente al primo, secondo, e terzo-quarto anno insieme. Sono tre squadre indipendenti che tifano per i giocatori appartenenti agli stessi anni. Ogni anno c’è un cheerleading try out per entrare nella squadra delle cheerleader. Quante sono le cheerleader per ogni squadra e in cosa consistono i try out? Una squadra di cheerleader è composta di dieci elementi. I try out sono davvero duri, soprattutto il primo anno. Di solito vengono fatti entro la fine di aprile in modo da avere poi tutta l’estate per preparare le coreografie. Ci si allena quattro ore ogni giorno, ma poi quando ricomincia la scuola e i campionati di football e basket i risultati sono strepitosi. Torniamo ai try out. Cosa succede in quella giornata? Chi vuole diventare una cheerleader si presenta il giorno dei try out in palestra. Alcune cheerleader senior, tra cui la capitana, ti fanno il provino. La prima fase è il ballo. Ti mostrano una coreografia e te la fanno ripetere insieme a loro un paio di volte. Poi si piazzano davanti e te la fanno rifare divise in gruppi di venti. I passi non sono impossibili, ma nemmeno così semplici dato il poco tempo a disposizione per impararli. La seconda fase consiste nell’urlare gli slogan. Qui è importante sì la potenza vocale, ma soprattutto conta la capacità di far capire quello che si sta urlando. La terza e ultima fase è quella dei salti: toe touch (la spaccata aerea), side herkie (spaccata aerea laterale), front hurdler (salto in posizione salto ad ostacoli). Nei film si intuisce che la capitana delle cheerleader è il personaggio più popolare della scuola, immagino dunque che tutte voi vogliate diventarlo. Come si diventa capitana delle cheerleader? Si deve ballare meglio delle altre o che altro? Sicuramente è il personaggio più popolare della scuola insieme al Quarterback della squadra di football, ma non è vero che tutte le cheerleader vogliano diventare capitana, anzi. Essere capitana significa soprattutto avere moltissime responsabilità e poco tempo per divertirsi. Devi creare le coreografie, fare continue riunioni con i coach delle squadre di football e basket e controllare cosa fanno le altre cheerleader. Per questo motivo di solito viene eletta capitana la cheerleader che si offre di diventarlo. Personalmente ho preferito essere una normale cheerleader, ci si divertiva molto di più. Parlando di popolarità, quali sono i vantaggi di essere una cheerleader durante l’high school? Essere una cheerleader significa essere invitata alle feste più cool, creare delle tendenze nell’abbigliamento e nel linguaggio, essere stimata e invidiata da tutta la scuola. E’ meraviglioso! Mi confermi che le cheerleader escono soltanto con i giocatori di football per mantenere il loro status di popolarità all’interno della gerarchia scolastica? Per quel motivo senza dubbio, ma anche perché sono i più belli e muscolosi ragazzi della scuola. Immagino che ora che hai 28 anni tu veda le cose in maniera diversa. Sei più per il genere George Clooney o Brad Pitt? Clooney e Pitt? Per carità, sono dei metrosexual! Nessuna ragazza del Nevada vorrebbe mai uscire con loro. Sono bassi e passano il tempo a spalmarsi creme e cremine. E poi dove sono i loro muscoli? Preferisco ancora i giocatori di football. Il tuo ragazzo è un giocatore di football? David lo è stato fino all’università, giocava in difesa. E’ alto? E come è messo a muscoli? 1,95 m e ha muscoli enormi. E’ lui che ti ha accompagnata al prom (il ballo dell’ultimo anno)? No, Dave l’ho conosciuto due anni più tardi. Lui è di New York. Quindi chi ti ha accompagnata al prom? Mi ha accompagnata Mark, il mio ragazzo dell’epoca. E’ stato romanticissimo. Il giorno del ballo ha fatto ricoprire di petali di rosa il pavimento della mia stanza e ha lasciato un biglietto con su scritto “Immagina che questi petali siano le mie labbra cosicché io possa baciare dove tu cammini”. Poi la sera è venuto a prendermi con la limousine portando uno splendido bouquet di fiori. Ora per guadagnarti da vivere fai ancora la cheerleader per qualche squadra di football? No, ci mancherebbe! Ho riposto i pom pom nel cassetto il giorno seguente al diploma. Da allora faccio la modella a tempo pieno e rappresento la città di Las Vegas insieme al sindaco e a un sosia di Elvis durante le inaugurazioni dei nuovi casinò. Va detto che il mio curriculum di cheerleader mi ha splancato molte porte. Incredibile! E guadagni bene? A Las Vegas si guadagna generalmente molto bene perché le tasse sono praticamente inesistenti in quanto pagate quasi per intero dai casinò. Motivo per cui molti vengono a lavorare qui da NYC, Chicago e Los Angeles. Io guadagno mediamente 20 mila dollari al mese. E per quanto continuerai questa tua carriera di modella? Soltanto per altri 6 mesi, dopodiché mi trasferirò a Colorado Springs in Colorado e mi dedicherò alla mia famiglia. Vuoi dire che non lavorerai mai più? Ho già guadagnato abbastanza e il mio Dave è molto ricco. Ci siamo sposati il mese scorso in una spiaggia delle Hawaii e al ritorno abbiamo subito acquistato questa meravigliosa casa in mezzo al verde, è bellissima. Sì, sarò una moglie e una mamma perfetta. Voglio almeno tre bambini e, ovviamente, un cane. Consiglierai a tua figlia di diventare una cheerleader? Certo, che domande! |
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